La fiaba perchè
Le Origini
Nel cuore dell'impenetrabile foresta Amazzonica, in alcuni angoli dell'Africa, vivono popolazioni che hanno scelto modelli
di vita e di sviluppo profondamente diversi dai nostri. Quei gruppi spesso non praticano, se non occasionalmente,
l'agricoltura, la loro economia si basa fondamentalmente sulla caccia e sulla raccolta dei frutti spontanei e selvatici. Le
loro religioni sono ricche e complesse, i rituali carichi di energia e tensione. Tra le varie cerimonie una delle più diffuse
è la cosiddetta "iniziazione": un rito di passaggio che sancisce per ogni membro del gruppo il passaggio dall'infanzia all'età
adulta, un passaggio che prevede particolari riconoscimenti e oneri di natura sociale, economica, affettiva e religiosa.
Questo rito ha origini antichissime e veniva certamente praticato fin dal remoto neolitico, quando quasi tutta l'economia
umana si basava proprio sulla caccia.
Il giovanetto, prossimo a diventare adulto, si doveva allontanare dal villaggio e rimanere nel cuore della foresta per un
periodo di segregazione e purificazione; poi, durante il rito vero e proprio veniva simulata la sua morte e quindi la
successiva rinascita: la morte di un bambino e la nascita di un adulto.
I motivi di contatto e gli echi tra il rito antico e la fiaba moderna sono innumerevoli, Propp nella sua ricerca ne individua
una lunga serie, noi ci limiteremo a evocare solo alcuni aspetti, forse i più immediati e appariscenti, di questa fitta maglia
di collegamenti.
LA COMUNITA' DEGLI INIZIANDI
I giovani, come osserviamo ancora presso numerose popolazioni, che debbono entrare a far parte della comunità dei
cacciatori, vengono spesso isolati e , per un certo periodo, vanno a vivere in una capanna lontano dal villaggio. "Al
momento della pubertà la bambina viene completamente isolata per un periodo dai due ai quattro mesi; abita un ricovero
costruito appositamente per lei, ad una certa distanza dal villaggio" ( Claude Lévi-Strauss - vita sociale e familiare degli indiani
Nambikwara - Parigi 1948 - Ed it. Einaudi 1970)
"(...) dopo aver vagato a lungo nel bosco , incontrò una casetta che sorgeva al centro della radura(...)".
Qui i giovani si organizzano secondo un rigido comunismo dei beni. "(...)Nella casetta vide un tavolo con sette piatti e
sette bicchieri, tutti uguali, Allora mangiò un po' da ogni piatto e bevve un sorso da ogni bicchiere."
Queste particolari comunità hanno, a volte, dei particolari privilegi sociali. Molto comune è la possibilità di praticare il
furto, con improvvise scorrerie nel villaggio. "(...) Di ritorno dalla città i quaranta ladroni nascosero il frutto della loro
scorribanda nella grotta(...)".
SEPPELLIMENTO E/O INGHIOTTIMENTO
Nello spirito del rito di passaggio è prevista la morte rituale del bambino, cui fa subito seguito la sua rinascita come
adulto. Tutto questo viene rappresentato con una sepoltura o con un inghiottimento. Sappiamo, tr l'altro che molte capanne
dove viene praticata la cerimonia hanno la forma stilizzata di un animale, con l'entrata che ne raffigura la bocca. "(...) Il
cacciatore allora tagliò la pancia del lupo e Cappuccetto Rosso, insieme alla nonna, poterono di nuovo uscire alla luce.
LE PROVE
Il futuro cacciatore viene sottoposto a prove di coraggio, di capacità di affrontare il dolore. In molte culture il momento
centrale del rito è costituito proprio da una mutilazione o da una ferita estremamente dolorosa " Il rituale (di iniziazione
n.d.r) comporta due operazioni essenziali, l'imposizione del nome e il foramento del labbro e del setto nasale per
collocarvi bastoncini di legno. " (Arnorl Van Gennep - I riti di passaggio - Parigi 1909 - Ed. It. Boringhieri 1981). Frequente è la circoncisione e, soprattutto in Africa, la
clitoridectomia. Il giovane deve dare al gruppo delle garanzie circa le sue future capacità e dimostrarsi degno della nuova
condizione adulta. "- Se riuscirai a portarmi un fiore dell'albero d'oro, che cresce sulla montagna, in un giardino custodito
da quattro feroci leoni(...)".
POTERI SPECIALI E DONI MAGICI
Durante la cerimonia al giovane iniziando vengono conferiti quei poteri magici che, uniti alle abilità personali, gli
consentiranno di avere successo nella caccia. Si concretizzano in genere in amuleti e altri oggetti propiziatori.
"(...) Il vecchio gnomo gli consegnò un bastone magico che gli avrebbe indicato il cammino (...) - Ora potrai indossare
questo mantello, diventare invisibile ogni volta che vorrai, ma usa con cautela questo potere, perché (...)."
Non sembri comunque troppo sorprendente questo legame così fitto tra la fiaba e una cerimonia di tale importanza
nell'evoluzione del bambino. L'antropologia ci conferma che la fiaba rispecchia spesso istituti e modelli culturali
scomparsi da tempo. Quindi è possibile che le prime fiabe siano comparse quando la cerimonia, almeno secondo le sue
linee originarie, non veniva più praticata. E' comunque possibile supporre che fossero ben vive le esigenze di fornire ai
bambini indicazioni, simbolicamente efficaci, verso la loro prossima età adulta. E' quindi comprensibile il ricorso a quei
modelli proposti da un rituale probabilmente non più in uso, ma ancora ben vivo nella memoria collettiva.
Ma è possibile supporre anche che qualcuno, in quell'antichissimo villaggio neolitico, abbia iniziati a raccontare delle
storie ai bambini. Delle storie che iniziassero a prepararlo a quella cerimonia tanto attesa ma pure tanto temuta.